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domenica 18 dicembre 2016
Risultati finali edizione 2016 di Grimpeur
Sono online le classifiche ufficiali dell'edizione 2016 di Grimpeur.it.
Classifiche Grimpeur 2016
Buon riposo a tutti.
venerdì 9 dicembre 2016
Classifiche complete della Tris del Lario 2016
La 15a edizione della Tris del Lario è terminata.
Di seguito trovate i link con le classifiche e l'Albo d'oro.
Classifiche La Tris del Lario 2016
Albo d'oro Tris del Lario
Buon inverno e buon riposo a tutti.
sabato 1 ottobre 2016
Stelvio Bike Day - Scalata Cima Coppi-GS Baradello + il Bonecchi
27 agosto 2016 ore 8 da Bormio, passo Umbrail ore 9,30, Malles Venosta
ore 11, Prato allo Stelvio ore 12, Passo dello Stelvio ore 15 in una
giornata spettacolare!
Una sfida.
Il divertimento.
Lo stare insieme.
Il mito.
Salire fino al Passo dello Stelvio rappresenta una sorta di missione per ciclisti e amanti delle due ruote, qualcosa che almeno una volta nella vita occorre fare e perché no anche più di una, meglio ancora quando le strade vengono chiuse al traffico e si può pedalare in assoluta tranquillità e gioia.
Lo Stelvio Bike Day, chiamato anche "Giornata della Bici sullo Stelvio", si svolge lungo la Strada dello Stelvio, nel Parco Nazionale dello Stelvio.
Festa, divertimento e sfida immersi in scenari da favola per le migliaia di ciclisti (circa dodicimila) in sella.
Lo Stelvio Bike Day rappresenta l'opportunità perfetta per godersi la lunga salita del Passo, visto che i veicoli a motore sono off limits su tutti e tre i versanti della montagna: quello lombardo da Bormio (SO), quello svizzero dalla Val Monastero e sui 48 tornanti del versante altoatesino che da Prato allo Stelvio si inerpicano sino ai 2758 metri del valico.
Si tratta di una manifestazione libera senza iscrizione, che consente di percorrere la strada statale dello Stelvio dai versanti lombardo (da Bormio), altoatesino (da Prato allo Stelvio) e svizzero (da Santa Maria) con uno spirito che non è certo quello della competizione, ma è quello che punta a godere dello spettacolo naturale incredibile fino al Passo, respirando l'atmosfera della leggenda, lungo una strada che negli anni ha accolto sfide indimenticabili e momenti epici di ciclismo.
Uno su tutti che ha segnato la storia, quello scritto il 1 giugno 1953 nella tappa Bolzano-Bormio, penultima del Giro d'Italia di quell'anno. È la prima volta che la Corsa Rosa risale i 48 tornanti che da Prato allo Stelvio arrancano fino ai 2.758 metri di quota e Hugo Koblet vanta un margine di 1'59" su Fausto Coppi. Il Giro sembra chiuso ormai, ma è proprio tra quei tornanti sterrati che il Campionissimo sferra il suo attacco pazzesco e il parziale tra i due al traguardo non è solo ribaltato ma quasi raddoppiato a favore dell'italiano che in cima dichiarò che "stava per morire".
Non è un caso quindi se lo Stelvio Bike Day porta nel sottotitolo "Scalata Cima Coppi".Con il giro da noi seguito il dislivello totale è di 3000 metri su circa 100 chilometri percorsi,partecipanti i fratelli Canta (Gianni,Fede),Massimo e Roberto (che ci accompagnato fino alla dogana Svizzera per andare dritto al passo) e in compagnia dell'amico Bonecchi trovato subito alla partenza da Bormio e ritrovato a Prato allo Stelvio;
Il divertimento.
Lo stare insieme.
Il mito.
Salire fino al Passo dello Stelvio rappresenta una sorta di missione per ciclisti e amanti delle due ruote, qualcosa che almeno una volta nella vita occorre fare e perché no anche più di una, meglio ancora quando le strade vengono chiuse al traffico e si può pedalare in assoluta tranquillità e gioia.
Lo Stelvio Bike Day, chiamato anche "Giornata della Bici sullo Stelvio", si svolge lungo la Strada dello Stelvio, nel Parco Nazionale dello Stelvio.
Festa, divertimento e sfida immersi in scenari da favola per le migliaia di ciclisti (circa dodicimila) in sella.
Lo Stelvio Bike Day rappresenta l'opportunità perfetta per godersi la lunga salita del Passo, visto che i veicoli a motore sono off limits su tutti e tre i versanti della montagna: quello lombardo da Bormio (SO), quello svizzero dalla Val Monastero e sui 48 tornanti del versante altoatesino che da Prato allo Stelvio si inerpicano sino ai 2758 metri del valico.
Si tratta di una manifestazione libera senza iscrizione, che consente di percorrere la strada statale dello Stelvio dai versanti lombardo (da Bormio), altoatesino (da Prato allo Stelvio) e svizzero (da Santa Maria) con uno spirito che non è certo quello della competizione, ma è quello che punta a godere dello spettacolo naturale incredibile fino al Passo, respirando l'atmosfera della leggenda, lungo una strada che negli anni ha accolto sfide indimenticabili e momenti epici di ciclismo.
Uno su tutti che ha segnato la storia, quello scritto il 1 giugno 1953 nella tappa Bolzano-Bormio, penultima del Giro d'Italia di quell'anno. È la prima volta che la Corsa Rosa risale i 48 tornanti che da Prato allo Stelvio arrancano fino ai 2.758 metri di quota e Hugo Koblet vanta un margine di 1'59" su Fausto Coppi. Il Giro sembra chiuso ormai, ma è proprio tra quei tornanti sterrati che il Campionissimo sferra il suo attacco pazzesco e il parziale tra i due al traguardo non è solo ribaltato ma quasi raddoppiato a favore dell'italiano che in cima dichiarò che "stava per morire".
Non è un caso quindi se lo Stelvio Bike Day porta nel sottotitolo "Scalata Cima Coppi".Con il giro da noi seguito il dislivello totale è di 3000 metri su circa 100 chilometri percorsi,partecipanti i fratelli Canta (Gianni,Fede),Massimo e Roberto (che ci accompagnato fino alla dogana Svizzera per andare dritto al passo) e in compagnia dell'amico Bonecchi trovato subito alla partenza da Bormio e ritrovato a Prato allo Stelvio;
MISSIONE COMPIUTA!
sabato 9 luglio 2016
Il G.S. Baradello sul Colle delle Finestre: il fotoracconto.
Gita al Colle delle Finestre.
un breve cenno,il Colle delle Finestre è diventato molto noto ai
ciclisti: il versante nord del valico è lungo (16,9 km) con oltre 1700 m
di dislivello
e' impegnativo (pendenza media del 9%). Le pendenze rimangono costanti
per tutto il percorso e a renderlo ancora più difficile c'è la parte in
sterrato dal Colletto di Meana fino alla vetta. La parte in sterrato
arriva dopo 11 km da Susa e la valle diventa più ampia lasciando alle
spalle il folto bosco di castagni e pini con i suoi ruscelli
che accompagnano la prima parte dell'ascesa con la possibilità di
assistere a un paesaggio composto da grandi distese di pascoli nella
seconda parte.
Nella salita iniziale si affrontano alte percentuali di pendenza (9 - 11%) soprattutto nelle vicinanze del comune di Meana; lasciato il paese incominciano innumerevoli tornanti (negli 11 chilometri che precedono la parte sterrata se ne contano 28 su un totale di 33) fino al Colletto a quota 1452. Da ora in poi si lascia l'asfalto per lo sterrato; il fondo dello sterrato non è in buone condizioni, sono infatti presenti solchi e pietrisco di varie dimensioni. Con certa difficoltà ed elevati rischi di foratura, lo sterrato può comunque essere ancora percorso con bici da corsa anche se obbligatoriamente dotata di copertoncini.
Da ora in poi si lascia l'asfalto per lo sterrato; il fondo dello sterrato non è in buone condizioni, sono infatti presenti solchi e pietrisco di varie dimensioni.
Con certa difficoltà ed elevati rischi di foratura, lo sterrato può comunque essere ancora percorso con bici da corsa anche se obbligatoriamente dotata di copertoncini.
Arrivati in cima si può vedere il Forte del Colle delle Finestre, a controllo del valico ed osservare il panorama sulle due valli sottostanti.
Dalla cima riprende l'asfalto con una discesa bella e divertente fino a Pragelato poi risalita a Sestriere, da qui i chilometri da percorrere sono ancora una quarantina in parte in discesa fino a Cesana Torinese poi un tremendo su e giù fino a Chiomonte, ultimi chilometri in discesa verso Susa a chiusura di un bel giro ad anello, totale chilometri circa 90 con un dislivello in salita di circa 2500 metri, per noi una giornata da ricordare.
Federico-Gianni-Massimo e Stefano
giovedì 10 settembre 2015
I protagonisti di Grimpeur - del GS Baradello di Como - all'attacco del Colle dell'Agnello e Izoard
| I protagonisti sul Col d'Izoard |
E' arrivato finalmente il momento di puntare la bandierina sul mitico anello "Colle Dell'Agnello" e "Col d'Izoard": superfluo ricordare le mitiche pagine di ciclismo che si sono scritte sulle rampe assolate della Casse Deserte. Scalare questi due colli, al di là dell'impegno fisico significa percorrere la storia del ciclismo epico di Coppi, Bartali e Bobet. E significa anche scoprire un paesaggio meraviglioso ed affascinante: difficile descrivere l'impressione di meraviglia e di stupore all'apparire della mitica Casse Deserte, un angolo di luna trasportato sulle Alpi.
Briançon è la base di partenza ideale per questo giro. La più alta città d'Europa - come recita pomposamente un tabellone pubblicitario - si raggiunge in circa quattro ore da Como attraverso il Col du Montgenevre: lasciata la macchina ci prepariamo per un giro della città,la cena e poi a nanna fantasticando sul domani.
Altri 16 km piuttosto noiosi per arrivare a Mont Dauphin (900 mt.) e finalmente si lascia la tangenziale per svoltare a sinistra in salita verso Guillestre (mt. 1000, km 35).
Iniziamo a salire con decisione proprio in prossimità del bivio per il Col du Vars ed entriamo nel Parco del Queyras: qui il fiume Guil ha scavato nel corso dei secoli un impressionante canyon ed il paesaggio è veramente molto caratteristico. La pendenza cala notevolmente e ci consente di ammirarlo con calma.
Attraversiamo alcune brevi gallerie e ad un certo punto la valle si apre subito dopo il piccolo centro di Beyer: si prosegue tranquilli con il "53" sino ad una nuova strozzatura della valle, ed è qui che inizia la salita vera.
Dopo un chilometro infatti troviamo a sinistra il bivio per l'Izoard, noi siamo proseguiti dritti verso Chateau Queyras e la sua valle.
Passato il paese dopo circa cinque chilometri inizia la scalata al colle, a questo punto mancano venti chilometri alla vetta con pendenze dal 7 al 8 % costanti.
Ai meno 8 Massimo rompe la catena ma niente è perduto, riparato il guasto si riparte; ai meno 3 la quota inizia a farsi sentire, le pendenze aumentano fissandosi sul 9,1% ma il colle si vede in lontananza.
All'ultimo chilometro la pendenza si porta sugli 8,4% ma manca solo un tornante e il Colle dell'Agnello (mt.2740) è nostro.
Si ridiscende sulla strada percorsa per trenta chilometri circa e ci si porta ancora al bivio per l'Izoard.
I primi chilometri alternano qualche breve e deciso strappo a interminabili rettilinei assolutamente privi di ombra.
Capiamo subito che sarà il sole il principale nemico: oggi fortunatamente è una giornata magnifica e un poco ventilata, ma possiamo immaginare quale sia il supplizio di una infuocata giornata priva di brezza!!! Comunque si pedala agevolmente, circondati da prati verdissimi, sino ad Arvieux (1544 mt.), con il suo caratteristico campanile: indi tre chilometri interlocutori sino a Brunissard (1771 mt) e poi non ci sarà più scampo, la pendenza sarà sempre superiore all'8 % per i successivi 5 km, completamente esposti al sole.
Si soffre, ma il panorama diventa via via più avvincente e ci lascia veramente a bocca aperta quando, dopo una curva, ci appare la mitica "Casse Deserte", un paesaggio lunare, fatto di guglie e di rocce completamente prive di vegetazione.
La strada ora scende leggermente per qualche centinaio di metri, sino alla lapide che ricorda due nomi mitici del ciclismo: Coppi e Bobet (la foto qui è un obbligo!!!).
Indi si riprende a salire con decisione, ma la meta è vicina, solo tre chilometri per scollinare al Col d'Izoard (mt 2360).
Ora è tutta discesa per circa 25 chilometri verso Briancon su una strada che invita a correre senza mai perdere la concentrazione e con buona padronanza della bici.
Una giornata indimenticabile; sole, grandi panorami, salite mitiche: cosa può pretendere di più dalla vita?
Nota aggiuntiva:chilometri percorsi 140, dislivello positivo mt.4500, tempo di percorrenza 7h e 30 min, è richiesta una buona preparazione fisica, concentrazione e padronanza della bici in discesa ed allenamento adeguato.
Federico, Massimo e Giancarlo gruppo Sportivo Baradello Como
domenica 17 maggio 2015
I protagonisti di Grimpeur all'Amstel Gold Race amatori
I ragazzi della Baradello in trasferta all'Amstel Gold Race: ecco la loro esperienza.
Per darci qualche motivazione in piu'
per pedalare nel freddo inverno comasco si é deciso di partecipare
all' edizione per amatori della celeberrima Amstel Gold Race che si
tiene in Olanda nel mese di aprile.
Noleggiato il comodo pulmino del Velo
Club Biasca tramite l' amico e collega Jamin Demenga siamo partiti
all' alba da Como in direzione Valkembourg bella localita' nel
limburgo olandese.
Undici sono le ore necessarie per
coprire gli ottocento chilometri che separano Como dalla nostra meta,
un viaggio che non pesa per la bellezza del paesaggio che si
attraversa: Alpi Svizzere, Alsazia , valle del Reno, tutti luoghi che
meriterebbero una sosta ma il nostro l'obiettivo é piu' a nord e li'
puntiamo senza indugi.
Valkembourg e' una ridente cittadina a
pochi chilometri da Mastricht, appare subito bella, con il suo
castello che domina dall' alto l'intero paese, non si puo' non notare
subito l'ordine e la cura con cui strade case e giardini si mostrano
ai turisti.
Tutto é a dimensione di bicicletta,
anzi, senza esagerare si puo' dire che la bicicletta sia la
protagonista della mobilità per cui tutta la viabilità é studiata
in funzione di essa, per noi ciclisti del sud europa risulta essere
un piccolo paradiso.
L'atmosfera é subito convolgente, i
25.000 ciclisti iscritti alla manifestazione gia 'da venerdi'
sciamano per la cittadina che sembra ormai una Woodstock del
ciclista.
Ritirato il pettorale ci perdiamo un
po' per il centro tentando di mantenere una certa disciplina, ben
sapendo cosa ci aspetta il sabato. Solo una birretta e un piatto di
pasta nell' immancabile ristorante italiano, poi tutti a vedere la
cronoscalata del Cauberg prima di coricarci per la sveglia fissata
alle cinque.
Al sabato la partenza viene registrata
alle sei e trenta.
Si e' subito catapultati nella campagna olandese
che non concede momenti di tregua, strade di campagna, piste
ciclabili, dentro e fuori da carrarecce strette, rapide variazioni di
pendenza, su e giu per valloni sempre esposti al vento si susseguono
cucinandoti a fuoco lento; l'attenzione dev'essere sempre al massimo,
le strade strette i fondi non perfetti ti costringono ad un costante
impegno. Il ritmo e' sempre spezzato da curve, strappi e rilanci
cosi' che anche il piu' incallito ciuccia ruote ha il suo bel da
fare, e non puo' far troppo conto sulle ruote amiche.
Tutto scorre liscio fino ai duecento km
a parte il vento, lo snervante dentro e fuori fra stradine di
campagna e piste ciclabili e qualche ''cote'' molto abbordabile.
Se si vuole trovare una critica
all'organizzazione si deve cercare forse nei rifornimenti distribuiti
non uniformemente e con un scelta discutibile di alimenti:
prevalgono, infatti, tortine e merendine che stancano subito in luogo
della piu' tradizionale frutta e dei piu' classici panini in ogni
caso si sopravvive anche se a fine giornata la sola vista di barrette
e merendine ti provoca un senso di nausea automatico.
Il nostro obiettivo sono i 235
chilometri della versione completa (in ogni caso si possono scegliere
diverse varianti in funzione del proprio allenamento) per cui stiamo
''schisci'' come si dice alle nostre latitudini.
Infatti é nel
finale che la musica cambia: un susseguirsi di salite di cui la piu'
lunga di circa sei km (Drilandenpunt detta dagli italiani la salita
delle antenne) ti portano ad affrontare i micidiali Bonsberg e
Keutenberg con una buona dose di acido lattico nelle gambe.
Gli
ultimi 15 km sono una bella passeggiata e, chi ne ha, puo' spingere
fino ai piedi del Cauberg, la piu rappresentativa salita dell' Amstel
che precede di circa un km l' arrivo fra una moltitudine di
appassionati.
Tutti soddisfatti ci si perde nella
festa, Valkembourg é totalmente in mano ai ciclisti (anche al piu',
sprovveduto appare evidente l' indotto capace di generare un simile
evento) mi vengono in mente le polemiche che ogni anno suscita l'
arrivo del giro di Lombardia a Como, il raffronto e' impietoso come
l'ottusita' dei nostri amministratori.
Non e' finita: la domenica ci sono
''quelli seri'' si va a Mastricht a vederli partire, si tifa per
tutti i compatrioti: Caruso ricambia l'affetto rispondendoci
calorosamente...si torna a a Valkembourg per vedere l' arrivo e i
vari passaggi sul Cauberg.
Una folla oceanica mette a dura prova
la produttivita' delle birrerie locali, e festeggia la vittoria del
campione del mondo Kwiatoski che in sei ore e trenta regola il gruppo
(il confronto con il nostro tempo e' impietoso).
Il lunedi' di buon mattino si rientra
in Italia soddisfatti, con un budget di circa 450 euro a persona per
quattro giorni si coprono tutti i costi , l' Olanda non sembra essere
molto cara...
Concludendo l' Amstel Gold Race e' un
esperienza che consigliamo, offre tutto cio che un appassionato di
ciclismo chiede: atmosfera da grande Nord, un ventaglio di
possibilita' per tutti i gusti (dagli 80 km per i meno allenati ai
240 per chi ne ha di piu') e un contorno gradevolissimo in cui
passare un buon fine settimana fra amici.
Ciao a tutti e FORZA GRIMPEUR!!!!!!!!!!!!!!!!
Massimo Crippa Federico Cantaluppi.
sabato 11 aprile 2015
I primi "conquistatori" dei Brevetti 2015
E' passato poco più di un mese dall'inizio della stagione 2015 e sono già molti i Grimpeur che hanno conquistato i brevetti!
I "brevettati della Tris del Lario" sono Stefano Caimi, Mauro Benetello, Luca Santi, Ilario Colombo e Stefano Corti.
I brevettati dei "Muri Lombardi", nonostante un Muro di Sormano impraticabile, causa ghiaccio, fino a pochi giorni fa, sono Fabrizio Corti e Mauro Benetello che conferma il brevetto della Tris del Lario.
A loro vanno i complimenti degli organizzatori!
I "brevettati della Tris del Lario" sono Stefano Caimi, Mauro Benetello, Luca Santi, Ilario Colombo e Stefano Corti.
I brevettati dei "Muri Lombardi", nonostante un Muro di Sormano impraticabile, causa ghiaccio, fino a pochi giorni fa, sono Fabrizio Corti e Mauro Benetello che conferma il brevetto della Tris del Lario.
A loro vanno i complimenti degli organizzatori!
giovedì 4 dicembre 2014
Risultati finali dell'edizione 2014 di Grimpeur.it
Sono finalmente online le classifiche ufficiali dell'edizione 2014 di Grimpeur.it.
Classifiche Grimpeur 2014
Buone pedalate a tutti.
sabato 13 luglio 2013
Emozioni uniche dall'Ironman di Francoforte - Triathlon internazionale
IRONMAN DI FRANCOFORTE
3.8km nuoto – 180km ciclismo – 42.195km corsa
07/07/2013
Usando un po’ di retorica posso affermare con una gioia immensa
che il 7 luglio del 2013 ho coronato un sogno.
Giungere al traguardo di un Ironman è qualcosa che va oltre il mero
gesto sportivo. Per me è stato un viaggio fatto di emozioni e sentimenti che
racchiudono in maniera piena il senso che do allo sport e quello che il
triathlon riesce a regalarmi ogni giorno. Una miscela perfetta di fatica,
determinazione, costanza, impegno che mi hanno portato al raggiungimento di una
piena soddisfazione personale e una immensa commozione culminata nel varcare la
linea del traguardo che mi ha fatto diventare un Ironman!
La mia voglia di partecipare a questa gara nasce, in maniera velleitaria
e poco cosciente, alla fine degli anni 80 quando in TV vidi un servizio sull’Ironman delle
Hawaii. Ne rimasi affascinato, tanto da farci un tema in 1° media. Quel
desiderio fugace di bambino si perse comunque velocemente distratto da altri
interessi e dal fatto che del triathlon nel mio piccolo paese di collina non ne
era contemplata neanche l’esistenza!
Più di ventanni dopo inizio la vera preparazione a questa gara,
dopo tre anni di indecisioni sull'iscrivermi o meno ad un evento così estremo.
A settembre 2012 inizia il carico di lavoro suddiviso abbastanza
equamente fra le tre discipline. In 10 mesi arriverò a fare qualcosa come: 120h
di nuoto con una decina di gare in vasca, 6500km in bici e un numero quasi
incalcolabile di ore e km di corsa culminato in 2 maratone. Torino a novembre
(3h06’) e Milano ad aprile (3h04’).
Con mia immensa fortuna, e un attento ascolto del mio corpo, non
ho mai sofferto un infortunio o un periodo di malattia che mi abbiano limitato
nella preparazione.
Il 4 luglio si parte in camper verso la meta. Francoforte. Porto
con me 6 tifosi speciali: i miei genitori, mio fratello, mia nipote e Simona
con mia figlia al suo interno!!!
Sono pronto fisicamente e mentalmente sereno.
Arriva la mattina della gara. Dormo incredibilmente bene per 6
ore. Un evento raro di per se prima di un appuntamento del genere.
Mi porto alla partenza al lago di Langen ed entro in zona cambio.
Gonfio tubolari a 9,5 atmosfere, ci sarà il sole e voglio il massimo dalle mie
performanti ruote. Infilo la muta ed entro in acqua. Con me 3000 triatleti da
più di 50 nazioni. Musica e speaker scandiscono i palpitanti momenti che
precedono la partenza. Mi posiziono un po’ defilato, voglio stare fuori dalla
ressa per quanto possibile.
Annunciano 1 minuto alla partenza. Mi muovo nell’acqua e guardo
gli altri attorno a me. Ci si sorride e ci si augura una buona gara a vicenda.
Che questo giorno lunghissimo per tutti sia portatore di immense soddisfazioni.
Sento lo sparo di partenza. La gara è iniziata.
NUOTO
Cerco di evitare contatti e così sarà per fortuna fino alla prima
boa a circa 700m. nuoto rilassato, lungo e curando il gesto. Mi sento
benissimo. Tutto sembra perfetto. Arrivati alla prima boa inevitabilmente si
crea un imbuto pazzesco e mi preoccupo solo di uscirne incolume. Qualcuno mi
passa sopra io faccio altrettanto su qualcun altro. Ora via verso terra di
nuovo per chiudere il primo dei due giri. Copro i primi 2100m in 38’, benissimo
per me, e nel passaggio a piedi riconosco fra la folla Michael, un mio caro
amico tedesco venuto apposta da Colonia a tifarmi.
Il secondo giro parte maluccio sbagliando rotta e perdendo qualche
minuto, ma non me ne curo e ora l’unico pensiero è quello di finire la frazione
a me meno congeniale e toccare di nuovo terra senza problemi.
Dopo 1h09’17’’ esco dall’acqua e il mio tifo mi acclama con
calore. Un saluto e via sulla rampa di sabbia che porta al T1.
T1
Prendo la sacca con i miei vestiti per la bici. Ho preso la
decisione di non gareggiare con il body per tutta la gara ma di vestire
indumenti tecnici per la bici e per la corsa.
Il cambio è regolare. Con lucidità e calma esco bene dalla tenda e
corro a prendere la mia bici.
6’43’’ si riveleranno nella norma rispetto a tutti gli altri
atleti.
CICLISMO
Si parte subito con un tratto veloce in leggera discesa di 15km,
che porta a Francoforte. In posizione da crono fin dai primi metri cerco di non
curarmi degli altri che mi passano e di quelli che vanno più piano di me. Mi
ascolto con attenzione e sento che il mio passo è giusto. Il contachilometri mi
rasserena ulteriormente, faccio i 35km/h senza nessun affanno. Passiamo in
pieno centro città davanti alla zona cambio da cui poi partirà la maratona. Il
tifo è già spettacolare nonostante siano le 8.30. ora iniziano due giri di 83km
circa immersi nelle campagne. Il tracciato non è duro ma presenta qualche breve
impennata o lunghi tratti poco pendenti, che non mi si addicono. Si formano
folti gruppi nonostante il divieto di scia, ma siamo talmente tanti che è
inevitabile. La prima salita diventa un buon punto dove recuperare qualche
posizione e sgranare un po’ i concorrenti. Il pubblico ai lati della strada è
pazzesco! Con una passione smodata l’incitamento è praticamente costante ed
entusiasmante. Così sarà per tutto il percorso. Solo in alcuni punti si soffre
un po’ il silenzio ma viene buono per guardare il paesaggio circostante, fatto
di campi di grano e morbide colline. In lontananza ogni tanto scorgo lo skyline
di Francoforte con i suoi grattacieli.
Filo via bene curandomi di mangiare con regolarità e bere
abbondantemente. Il caldo aumenta vertiginosamente e il sole è davvero
fortissimo. Un noioso vento rende la pedalata un po’ più difficile del dovuto,
ma procedo con determinazione. Giungo all’ultima salita denominata “heartbreak
hill” prima di piombare in discesa sulla città. Questa breve ascesa è qualcosa
di indimenticabile. Due ali di folla che urlano indemoniate. Ricevo pacche
sulla schiena come riceverebbe un professionista al Giro o al Tour. Mi
galvanizzo e mi emoziono allo stesso tempo. Musica a volume assordante, gente
in festa e calici di birra alzati verso di noi a brindare alla nostra impresa. Dentro di me penso che l’entusiasmante esperienza
che sto vivendo mi dia veramente motivo di gioire per questa mia innata
passione sportiva. Sento un fiume in piena di emozioni ad ognuno dei 180km che percorro con attenta concentrazione
e pieno apprezzamento.
Tornato a Francoforte la folla è diventata immensa. Sento urlare
il mio fantastico gruppo di supporter ma è impossibile vederli nella massa. Breve
passaggio sul lungo Meno e via per il secondo giro. Ho percorso 100km e la mia
media è un ottimo 33,20km/h. faccio un po’ di conti per ingannare la fatica e
realizzo che sto andando alla grande, ben sopra le mie aspettative più rosee.
Ma è verso il 150°km che le cose iniziano a prendere una piega
allarmante. Sento i quadricipiti indolenziti e sto diventando insofferente allo
stare in posizione da crono. La sella inizia a torturarmi e devo rialzarmi più
volte per sgranchirmi e cambiare posizione. Sono stanco, o meglio stufo di
stare in bici. Ormai ogni triatleta è veramente distante da quello che lo
precede o lo segue. A volte mi ritrovo con nessuno in vista per parecchie
centinaia di metri. La testa continua a supplicarmi di smettere di pedalare, di
scendere da quel mezzo e liberare le gambe dalla costrizione che le tiene
attaccate ai pedali. Ricaccio indietro tutto quanto può minare la mia
determinazione, ma so che mancano ancora 30km. Mi spaventa l’ignoto. Non mi
sono mai spinto così lontano, così alla ricerca dei miei limiti fisici e
mentali, e ora che sono passate 6 ore di attività ininterrotta e fatta con un
buon piglio inizio a dubitare delle mie capacità di riuscire poi a correre per
42km. Il tutto diventa un immane muro insormontabile. Mi sforzo di guardare il
paesaggio e mi impongo di procedere a piccoli pezzi. Immaginavo sarebbe
arrivato il momento in cui avrei iniziato a ragionare in questi termini.
“Mancano 10km all’ultima salita. Non vedo l’ora di arrivarci per rituffarmi in
quel clima da grande evento ciclistico.” Con queste parole le gambe collaborano
di più e nonostante un leggero rallentamento di passo riesco a mettere alle
spalle le ultime fatiche, godermi il passaggio sulla tanto attesa “heartbreak
hill” e poi via in discesa pronto ad entrare in T2 e soprattutto pronto per la
maratona finale!
T2
Un volontario dello staff richiama la mia attenzione. Scavallo la
gamba destra dietro la sella e scendo lasciandogli la bici al volo. Corro verso
la mia sacca appesa nelle rastrelliere. Entro nella tenda per il cambio. Tolgo
tutti i vesti, indosso quelli della corsa, calzo le scarpe. Giro il pettorale
davanti e esco. 2’13’’, velocissimo!
Corsa
Mi aspettano 4 giri da 10,5km più il corridoio finale che porta al
traguardo. Dal primo metro ho la pelle d’oca per il tifo che ogni singola
persona rivolge verso noi atleti. “Michele super!” e ancora “Michele go go!”
oppure “bravo Michele!”. Non posso credere che sarà così per tutti i 42km che
devo correre. Invece si! Il nome sul mio pettorale viene letto da un
quantitativo imbarazzante di gente che mi sostiene con un calore che,
onestamente, non pensavo fosse una peculiarità del popolo tedesco. Tornando
alle mie sensazioni il primo giro passa bene con un ritmo costante di 5’/km.
Sarebbe eccezionale tenere un passo del genere fino in fondo, mi regalerebbe
una maratona in 3h30’. Penso che anche con una flessione sul finale riuscirò
comunque ad ottenere un buon tempo. Continuo la mia fatica sotto il sole delle
2.00 del pomeriggio.
Il caldo è forte e i ristori posti ogni 1,7km sono davvero
una manna. L’organizzazione è speciale, i ristori impeccabili. Mi disseto con
acqua, Sali e coca quasi ad ogni ristoro. Uso il ghiaccio per dare sollievo alla
pelle ormai ustionata. Spugniaggio a più non posso per abbassare la
temperatura. Anche i secondo giro se ne va e il ritmo è pressoché invariato.
Sto correndo alla grande e la cosa più rincuorante è che mi sento bene, in
pieno controllo del gesto tecnico e delle mie forze. Poi davanti a me accade un
fatto inaspettato che mi lascia basito. In mezzo ad un mare di atleti ‘Age
Group’ scorgo una figura che cammina che sembra un pesce fuor d’acqua. Quando
lo passo lo riconosco, è Pete Jacobs, il campione del mondo Ironman, che è
saltato e sta camminando i suoi ultimi km! Esclamo “Pete!” con stupore e
dispiacere per un così grande campione. Riprendo la mia marcia. Per 6 o 7 volte
il mio personale gruppo di tifosi mi sospinge verso l’agognato traguardo, con
urla, foto e filmati tutti per me. Inizio il terzo giro e penso che sarà quello
della verità. Mi porterà al 31°km che reputo il limite fisiologico oltre il
quale la corsa diventa veramente un mondo fatto di sofferenza e pura resistenza.
La stanchezza aumenta inevitabilmente ma sono abituato a questo tipo di
sensazioni a piedi e non me ne curo. Pensieri più preoccupanti arrivano invece
dalla fatica che ora incontro nell’alimentarmi, fatta di grande richieste di
zuccheri e liquidi alternate a sensazioni di pesantezza digestiva e blocco
totale a livello organico. Spero solo non sfocino in problemi intestinali o
addirittura in un collasso. Decido di prendere una bustina di sale da cucina
che danno ai rifornimenti. Cosa mai provata prima. Mi inonda la bocca del
classico sapore pungente del sale e sebbene in un primo momento abbia pensato
di aver fatto un clamoroso errore, dopo poco si rivela una mossa azzeccata.
Finalmente ho tolto tutto il dolciume che mi attanagliava la bocca e anche lo
stomaco sembra aver gradito. Questo piccolo accorgimento mi dona brillantezza
anche nella corsa e arrivo a prendere il 3° bracciale colorato che testimonia il
completamento del terzo giro. Inizio gli ultimi 10km che mi separano dal
raggiungimento del mio personalissimo sogno. Passo per un’ultima volta davanti
a Simona che mi urla “ci vediamo all’arrivo!”. Devo ricacciare giù il nodo alla
gola che mi si crea al pensiero di giungere al traguardo. Al 35°km inizio a
stringere i denti per combattere la fatica e nel tentativo disperato di non
ridurre drasticamente la velocità. Ora entro completamente in quello stato di
sofferenza che la maratona non manca quasi mai di farti provare. Ansimo in
maniera goffa e dolente ma non mollo il ritmo che ormai è diventato di 5’15’’/20’’
al km. Manca pochissimo e sono attorniato da una marea di triatleti che
camminano, che ciondolano, che non invidio affatto perché alcuni di loro non
hanno neanche completato il primo giro e già camminano. Come un miraggio arrivo
al giro di boa in cui mi consegnano l’ultimo bracciale. “Bravo Michele” mi urla
il ragazzo dello staff. Inizio già a sentire la commozione che monta. Mi
mancano 2km e so che ormai niente mi può più fermare dal raggiungere il mio
obiettivo.
Stanco ma lucido affronto l’ultima salita sul ponte che mi riporta
dal lato della città in cui è posto l’arrivo, in piazza Romerberg. Ce l’ho
fatta continuo a ripetermi e il passo come per magia diventa spedito, leggero,
pieno di un’euforia incontenibile. Ogni tanto nell’ultimo km la commozione mi
si attanaglia in gola tanto da far fatica a respirare. Passo di fianco alla
zona cambio. Lancio uno sguardo alla città e i suoi grattacieli. Le gambe
girano veloci prive di qualsiasi sensibilità, colme di adrenalina. E poi
davanti a me il bivio con la scritta “Finish”. Piego sulla destra e lascio
l’anello che ho percorso 4 volte. Entro in un corridoio fatto di centinaia di
persone, strette attorno a me. Il volto si deforma in una smorfia fatta di
lacrime e tutti urlano e allungano le mani verso di me capendo le mie emozioni.
Batto ‘cinque’ a destra e a manca e poi il corridoio si allarga in due ali
immense. Una tribuna a destra e una a sinistra e in fondo l’arco dell’arrivo.
Cerco con lo sguardo i miei e li vedo
proprio a fianco dell’arco.
La gioia è irrefrenabile. Alzo le braccia e con una grinta
straordinaria urlo a squarciagola verso di loro. Pochi passi ancora e un ultimo
urlo con tutto il fiato che ho in corpo mentre taglio la linea del traguardo a
braccia alzate.
Sopra di me compare la scritta:
M. ZUCCHI 10h33’35’’
YOU ARE AN IRONMAN
Parziali:
Nuoto 1h09’17’’ – 1098°
Bici 5h30’02’’ – 967°
Corsa 3h45’23’’ – 479°
T1 – 6’43’’
T2 – 2’13’’
Atleti totali: 3015
Piazzamento assoluto: 687°
Piazzamento di categoria 125° su 445
mercoledì 3 luglio 2013
Quando la bici è un'avventura!
Spesso pedalando sulle salite abbiamo la fortuna - che diventa sfortuna se l'incontro é in discesa ! - d'incrociare animali che ci fanno rimanere a bocca aperta per qualche istante; caprioli, scoiattoli, volpi sono ormai una costante delle nostre pedalate.
Ma Pietro Di Vincenzo ha voluto andare oltre; facendo la salita da Costa Imagna alla Valcava, una bella biscia gli si è buttata tra la ruota e la forcella. Il povero "grimpeur" preso da paura ha sbandato ed è caduto, senza nessuna conseguenza, poi però ha dovuto chiedere supporto ad altri ciclisti per rimuovere l'animale.
A quanti di vostra conoscenza è capitata una cosa così?
Da oggi, attenzione anche ai serpenti suicidi!
Ma Pietro Di Vincenzo ha voluto andare oltre; facendo la salita da Costa Imagna alla Valcava, una bella biscia gli si è buttata tra la ruota e la forcella. Il povero "grimpeur" preso da paura ha sbandato ed è caduto, senza nessuna conseguenza, poi però ha dovuto chiedere supporto ad altri ciclisti per rimuovere l'animale.
A quanti di vostra conoscenza è capitata una cosa così?
Da oggi, attenzione anche ai serpenti suicidi!
giovedì 13 giugno 2013
I protagonisti di Grimpeur - Emozioni di una gara di triathlon.
CHALLENGE RIMINI
IRONMAN 70.3 (1,9km nuoto – 90km bici – 21,1km corsa)
26/05/2013
Un excursus nel mondo del Triathlon...
Un veloce passo indietro. Da anni pedalo e registro i miei tempi su Grimpeur, ma prima ero un podista. Poi ciclista e podista. Infine da 5 anni faccio gare di triathlon.
Questo è un racconto della mia ultima fatica, il Mezzo Ironman di Rimini, estrapolato dal mio meticoloso diario sportivo.
"La mia miglior gara di triathlon in assoluto.
Una giornata da incorniciare. Felicissimo per un risultato per me eccelso
per di più ottenuto nelle terre di casa.
Tre giorni di riposo assoluto precedono la gara. Forse troppi, ma
fra meteo avverso, viaggio a Pennabilli e preparazione materiale per la gara
non c’è stato tempo di allenarsi. Mi sento molto fresco fisicamente e
mentalmente pronto. Sebbene sia quasi un test per l’Ironman di Francoforte ho
tanta voglia di fare bene e non vedo l’ora di gareggiare.
La presenza di McCormack (due volte campione del mondo Ironman) mi stimola ancor di più a dare il massimo
in un contesto così internazionale.
Sabato il check-in della bici sotto un forte diluvio. Bella
l’atmosfera anche se il meteo pessimo fa di tutto per rovinare l’evento.
In transizione trovo Macca, Fontana e altri Pro. Faccio qualche
foto. Preparazione meticolosa del materiale. Rischio pioggia alto. 8/10°. Opto
per scarpe bici a terra e abbigliamento a manica lunga.
Tutto pronto.
1000 atleti al via. La tensione sale sotto un cielo di piombo e il mare che fa di tutto per rendere la prima frazione un vero incubo.
Si parte!
Nuoto
Il percorso viene modificato per mare grosso. Accorciato a 1300m circa. Temperatura dell'acqua 14°.
Parto sereno, deciso ma senza affanno, nuoto bene e fuori dalla
ressa. Le onde, molto alte e lunghe, rendono la nuotata difficile, ma mi piace. Al giro di boa nessun
contatto, ora il mare a favore mi spinge a spasso, ma infondo penso di tenere una buona
linea. In pochissimo mi ritrovo a riva. Non mi sembra vero. Fatica nulla.
Nuoto
23’41’’ – 159° tempo di frazione
Bici
Il percorso duro mi si addice alla perfezione. Unico pensiero è
quello di non esagerare.
La frazione in bici negli Ironman e nei mezzi Ironman è senza scia.
Senza spingere nei primi km per uscire da Rimini mi attesto sui
35km/h. mi sento molto fresco. Bevo dei sali nei primi minuti mentre i giudici di gara in moto si danno un gran da fare per controllare le scie degli atleti. sto ben attento a non incappare in una ammonizione (4' fermo) mentre qualcuno non lontano da me non usa questa premura e viene ammonito.
Dopo 10km la strada inizia a farsi impegnativa ed inizio a
passare molti atleti, anche per via delle batterie di partenza scaglionate.
Tutto fila liscio e sulle salite vere verso Montescudo e Montegrimano mi sento
in gran forma. Comunque un paio mi passano! Esce il sole, ma non sento caldo.
In discesa l’asfalto asciutto mi da fiducia e spingo con decisione recuperando
ancora atleti. Punta massima 69km/h. Il tracciato è tecnico ma anche filante, a
tratti. Solo un paio di rischi di frenata lunga sui cerchi in carbonio, ma
rimango in sella sereno. Giro di boa al 45° km e ora il percorso diventa una pacchia. Leggera discesa e mi tengo sempre sopra i 40km/h.
Sento di aver dato tanto ma non troppo. Almeno spero! Mi
alimento con regolarità. In tutto mezza barretta, tre gel, mezzo litro d’acqua
e mezzo litro di sali.
Ultimi 5km sul lungomare fatti in totale scioltezza con qualche
esercizio di mobilità. Pronto per la corsa.
Bici
2h52’31’’ – 76° tempo di frazione
T2 – 1’52’’. Perfetto. Veloce, devo solo metter le scarpe. Tolgo
maglia, resto con il body e via.
Corsa
Fin dai primi metri mi sento apposto. Passo veloce e corto per
abituare le gambe, ma trovo subito la mia corsa. 3 giri da 7km. Il primo passa
subito e incrocio Macca e Fontana nel loro duello per il primo posto. Li incito a gran voce.
Il
mio passo è costante a 4’25’’/km. “Così è perfetto” mi dico e facendo due conti
sono sotto le 5h.
Il secondo giro fila via bene, nonostante mi aspettassi una
flessione. Prendo due gel. Uno al 10km uno al 15km circa. Spugnaggio ogni 3km.
Il sole è uscito di gran carriera e la temperatura sale velocemente. Comunque
rimango ben idratato e un leggero vento aiuta in questo.
Ultimo giro, è ora di dare tutto. Le gambe e il fiato ci sono. Non
pretendo di aumentare la mia velocità ma di tenerla costante fino alla fine. Ormai
sono certo di arrivare e di farlo in totale controllo. Col passare dei km
aumenta inevitabilmente la fatica. Ma ormai è fatta. Il mio tifo personale mi
sostiene per l’ennesima volta e ad ogni passaggio è una bella emozione e una
spinta verso il traguardo.
Imbocco il rettilineo d’arrivo a braccia alzate. Con un sorriso
pieno di gioia lancio uno sguardo a alla mia ragazza e i miei "tifosi"! Sento nitidamente la loro felicità nel bel rumore festante che c’è al
traguardo di gare così belle e ben organizzate.
Ma sopratutto per la prima volta ad attendermi c'è mia figlia! Sebbene ancora in pancia!!! Una fortissima spinta in più per dare tutto.
Corsa
1h33’50’’ – 94° tempo di frazione
Chiudo il mio mezzo Ironman in 4h55’38’’.
75° assoluto su 1000 triatleti.
17° di categoria su 160.
Davvero una soddisfazione immensa.
8 mesi di duri allenamenti hanno pagato abbondantemente e ora affronto la trasferta di Francoforte
con la grande gioia di aver messo in bacheca una meravigliosa prestazione nel
mezzo Ironman di Rimini.
Michele Zucchi
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